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Vitamina A-C ed E proteggono dal diabete, ma solo se…

Vitamina A-C ed E, peperoni

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Segue trascrizione del video

Introduzione

Ma vitamina A-C ed E, proteggono dal diabete?

Secondo te, c’è differenza tra frutta/verdura e i multivitaminici?

Se lo chiedi a me, beh… la risposta non può che essere un secco sì… ma in realtà anche secondo un recente studio che ha associato l’assunzione di vitamina C, vitamina E e beta-carotene a un ridotto rischio di sviluppare diabete di tipo 2, a patto di assumerle… beh, andiamo con ordine.

Vitamina A-C ed E: Lo studio

Il diabete di tipo 2 è ormai considerato un’epidemia globale e, benché di pari passo cresca anche la disponibilità di nuovi farmaci in grado di gestirlo, ad oggi i numeri sono drammatici e in continua crescita.

I ricercatori sono costantemente impegnati a capire anche cosa possa ridurre il rischio di svilupparlo perché, d’altra parte, come sempre prevenire è meglio che curare, e tra questi un team di accademici del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) ha pensato bene di provare a fare il punto della situazione su

  • vitamina C
  • vitamina E
  • e beta-carotene, un precursore alimentare della vitamina A,

molecole accomunate dalla loro capacità antiossidante, con l’idea (la speranza?) di poter far emergere un effetto di riduzione del rischio di sviluppo di diabete di tipo 2.

Peperoni

Shutterstock/Daniel M Ernst

Da dove nasce questa ipotesi?

Dall’osservazione che l’adesione a modelli dietetici sani, come la dieta mediterranea e la dieta DASH, sia la scommessa più sicura quando si parla di prevenzione cardiometabolica e, per usare le parole degli stessi autori, “una caratteristica comune di queste diete è l’enfasi posta sugli alimenti a base vegetale, come frutta, verdura e oli vegetali, che sono eccellenti fonti di antiossidanti, in particolare vitamina C, vitamina E e β-carotene”.

Gli antiossidanti sono composti che proteggono le cellule dallo stress ossidativo, fenomeno che si verifica quando la produzione di radicali liberi da parte dell’organismo supera la sua capacità di neutralizzarli e che, purtroppo, sembra implicato anche nello sviluppo di diabete di tipo 2.

Nello specifico, è stato dimostrato che lo stress ossidativo aumenta la resistenza all’insulina attraverso meccanismi quali l’inibizione della segnalazione dell’insulina e la promozione dei processi infiammatori; per chiudere il cerchio, in accordo con questi risultati, diversi studi hanno mostrato che un’elevata capacità antiossidante della dieta è associata a un effetto di protezione verso questa pericolosa china.

Insomma, mangia bene, tanta frutta e verdura, e a parità di tutto il resto correrai un rischio minore di diventare diabetico.

I ricercatori in questo caso hanno tuttavia voluto fare un passo in più, leggendosi la bellezza di 6000 studi già pubblicati, per poi prendere in considerazione solo i 40 più affidabili, con la volontà di trarre conclusioni solide su questo tema.

E se ti stessi chiedendo se intendo dire che hanno condotto una revisione sistematica sì, è proprio così, seguita da meta analisi, un approccio matematico che serve a elaborare statisticamente i dati provenienti da studi separati, come se fossero un unico grande esperimento, aumentando così l’affidabilità dei risultati.

E a proposito di risultati…

I risultati

Non dovrebbero essere una sorpresa perché in effetti te li ho già spoilerati all’inizio: tutte e 3 le vitamine hanno mostrato di ridurre il rischio di diabete… ma in fondo potevamo aspettarcelo, mentre ad essere a mio avviso più interessante è il confronto tra

  • apporto dietetico, ovvero attraverso gli alimenti,
  • e apporto attraverso integratori.
Riassunto dei risultati dello studio (l'immagine è spiegata nel testo)

https://doi.org/10.1016/j.advnut.2024.100211

In questa immagine, pubblicata nello studio, vengono messi a confronto i 3 antiossidanti e l’effetto protettivo che ne deriva, rispettivamente dalla dieta (colonna 1) e dagli integratori (colonna 3).

La freccia indica un abbassamento del rischio di sviluppare diabete, mentre la X suggerisce che dagli studi disponibili non c’è evidenza di utilità; il colore del simbolo, invece, ci dice quanto gli autori siano certi dell’affermazione e, come si può vedere, ad oggi la scommessa più sicura è puntare su alimenti ricchi di vitamina E e beta carotene, mentre la vitamina C è anche lei associata a un possibile effetto preventivo, ma di questo ne siamo meno sicuri.

Quasi certamente la vitamina C in forma di integratore non serve quando si parla di prevenzione del diabete (colore grigio) e, con le conoscenze attuali, probabilmente nemmeno le altre due (colore arancione).

Vitamina A-C ed E: Dove le troviamo queste vitamine?

Beh, ad esempio:

  • di vitamina C ne sono ricchi i kiwi, gli agrumi, i peperoni rossi e verdi, ma anche broccoli, fragole, melone e pomodori,
  • di vitamina E ne sono fonti eccellenti, tra le altre, l’olio di oliva, nocciole e mandorle,
  • mentre il beta carotene lo troviamo in genere in frutta e verdura arancione, come carote, melone e zucche.

A proposito, se te lo stessi chiedendo, la colonna centrale si riferisce al legame tra la concentrazione di vitamina in circolo, nel sangue, e riduzione del rischio e come vedi il grado di certezza, ovvero quanto siamo sicuri che concentrazioni più alte nel sangue siano effettivamente protettive, è minore rispetto all’assunzione con la dieta… Perché?

Vitamina A-C ed E: La dieta vince

La risposta ha probabilmente a che fare con un fenomeno che emerge piuttosto spesso quando si parla di Scienza della Nutrizione, ovvero che se prendiamo in esame una singola sostanza, in molti casi l’effetti positivo che emerge è in realtà prodotto non solo da questa sostanza, ma anche da tutte le altre presenti nell’alimento.

Lascia che ti faccia un esempio: è molto probabile che quello che emerge come effetto protettivo della vitamina E, in realtà sia legato non tanto o quantomeno non solo alla singola vitamina, ma a decine? centinaia? migliaia di sostanze presenti negli alimenti che la contengono.  Negli studi la vitamina E agirebbe quindi come marcatore, come rappresentante di tutte le altre.

Molti di questi studi non possono infatti dimostrare un rapporto di causa-effetto, ma solo un’associazione; d’altra parte, se ci pensi, questa visione spiegherebbe anche l’apparente paradosso dell’inefficacia degli integratori.

Senza contare che questi e magari altri antiossidanti potrebbero poi in realtà essere collegati tra loro, ad esempio la vitamina C è una vitamina capace non solo di eliminare i radicali liberi dove c’è acqua nel corpo, ma anche di rigenerare la vitamina E, che è invece attiva nei distretti lipofili, ovvero dove non c’è acqua, come l’interno delle membrane cellulari.

Nell’ipotesi più estrema, potrebbero non essere queste vitamine a farci bene, ma qualcos’altro contenuto negli stessi alimenti dove sono presenti, anche se in realtà ci sono prove convincenti del fatto che possano limitare gli effetti dannosi dei radicali liberi responsabili della compromissione della funzione delle cellule beta e della resistenza all’insulina.

E come facciamo a scoprirlo con certezza?

Buona domanda: attraverso studi randomizzati in doppio cieco della durata di qualche decennio che… probabilmente non verranno mai condotti.

E quindi cosa facciamo noi?

Ottima domanda: noi adottiamo una dieta mediterranea, che ha dimostrato (questa sì, dimostrato) di proteggerci non solo dal diabete di tipo 2, ma anche dalle malattie cardiovascolari. Oh, per inciso, gli autori suggeriscono che in realtà non servono nemmeno dosi stratosferiche per raggiungere questo effetto e questo a mio avviso ci libera anche un po’ da alcuni timori che circolano su frutta e verdura, come il fatto che non abbiano più il contenuto vitaminico di qualche decennio fa o che la cottura spazzi via tutto… come sempre una buona varietà e la costanza di consumo sono invece più che sufficienti a garantirci un apporto adeguato.

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