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Il dilemma dell’onnivoro, recensione di un libro MERAVIGLIOSO

(Segue trascrizione)

Uno dei più bei libri che abbia letto ultimamente è sicuramente “Il dilemma dell’onnivoro”, di Michael Pollan….

So che tra voi c’è chi mi chiede di essere più conciso nei miei articoli e allora ecco la sintesi sintetica: capolavoro, acquistalo immediatamente anche se sei solo vagamente interessato al tema alimentazione.

Quando tutto è iniziato..

Onestamente non ricordo bene come ho scoperto il libro, forse citato in qualche altra opera… potrebbe essere qualche anno fa quando ho acquistato un altro capolavoro che ti consiglio spassionatamente, “Il grande libro della fermentazione” di Katz, di cui Pollan è autore della prefazione… boh, non lo so, sta di fatto che il Dilemma dell’Onnivoro è forse il libro più famoso di un autore, Pollan appunto, che se bazzichi un po’ l’ambiente dell’alimentazione e del mangiar sano salta fuori in continuazione… È un giornalista e saggista statunitense che definirei senza paura non solo brillante e acuto, ma anche pragmatico e genuino. Ed è proprio su queste due ultime qualità che vorrei soffermarmi.

Il dilemma dell’onnivoro che dà il titolo al libro è un concetto teorizzato da uno psicologo francese circa 50 anni fa che pone l’accento di come come gli esseri viventi onnivori, come i ratti analizzati dallo psicologo o come gli esseri umani analizzati da Pollan, si trovino spesso di fronte alla scelta di cosa mangiare, potendosi adattare a numerose soluzioni. Questa tensione riverbera a diversi livelli, fino a mostrare una vera e propria un’esplosione nel ventaglio di possibilità: mangio alimenti animali o vegetali, naturali o industriali, della tradizione o all’avanguardia, ketogenico o mediterraneo, carboidrati raffinati o integrali, olio o burro, carota cotta o cruda, vegano o carnivoro, biologico o tradizionale, OGM o naturale, locale o esotico, provo un ristorante nuovo con il dubbio che non mi piaccia o vado sul sicuro ma mangiando come mille altre volte prima di oggi.

L'indecisione sulla scelta

Ormai non ce ne accorgiamo più, ma siamo continuamente esposti alla necessità di prendere decisioni sul cibo (oh, a proposito, se t’interessano questi temi legati alle modalità decisionali fatti un regalo e leggi “Pensieri lenti e veloci” del compianto Kahneman… uno dei 2-3 libri più straordinari che io abbia mai letto).

Insomma, “in un modo o nell’altro, l’indecisione sulla scelta del cibo tormenta tutti gli onnivori, oggi come in passato” e Pollan non ha né la pretesa né l’arroganza di volerti dare una risposta, per certi versi non ha nemmeno l’ardire di volerti dare gli strumenti per cercarla, al contrario, consapevole della difficoltà, intraprende in prima persona un viaggio personale per trovare le SUE risposte, la bussola che lo aiuti a orientarsi nella giusta direzione in una società sempre più obesogenica e ossessionata dal cibo.

Nota che questa grande flessibilità è stata senza dubbio una delle chiavi vincenti per la nostra specie, perché proprio come i ratti siamo talmente bravi ad adattarci al cibo che abbiamo a disposizione, da essere stati in grado di colonizzare praticamente tutti gli ecosistemi presenti sulla Terra, imparando a sfruttare le risorse locali.

Il tormento

Un vantaggio evolutivo si è tuttavia trasformato in un vero e proprio tormento, che in tanti lamentano in un comprensibile sconforto sui social quando scrivono che uno specialista dice una cosa, il collega ne dice una opposta, a chi credere?

E noi italiani siamo anche relativamente fortunati, poggiando su una tradizione con basi estremamente solide, la dieta mediterranea, ma nonostante l’eccessiva abbondanza di cui godiamo complica comunque le scelte e, purtroppo, rovina la salute.

Il libro diventa quindi il racconto del viaggio intrapreso dall’autore nella filiera produttiva alimentare americana, uno stato che, per sua stessa natura, non esiste una cultura alimentare consolidata, esacerbando quindi storture e pericoli del dilagante consumismo promosso e sostenuto dal sistema economico.

Non troppo tempo fa ho peraltro recuperato un altro libro che ti consiglio senza alcuna riserva, Sapiens, di Harari, che ben si complementa, aiutandoci a capire come l’industria di oggi forse fosse addirittura inevitabile… ma non divaghiamo…

Risolvere il dilemma

Per trovare le risposte alle sue domande, Pollan organizza “Il dilemma dell’onnivoro” in tre parti distinte, ognuna delle quali esplora in profondità un diverso aspetto del complesso rapporto tra gli esseri umani e il cibo:

  • Nella prima parte l’autore esamina l’attuale sistema alimentare industriale, concentrandosi in particolare sulla produzione di mais e sui suoi derivati. Analizza l’impatto dell’agricoltura industriale e dell’allevamento intensivo sull’ambiente, sulla salute umana e sul benessere degli animali, dimostrando che la gran parte del cibo moderno è sostanzialmente ottenuto a partire da due soli ingredienti, mais e soia, e sì, mi riferisco anche alla carne. Il sistema produttivo americano non è perfettamente sovrapponibile a quello europeo, ma il nostro non è migliore, è solo meno peggio.
  • Nella seconda parte si approfondiscono le alternative all’agricoltura industriale, concentrandosi sull’agricoltura biologica, sulle sue contraddizioni e su pratiche più sostenibili.
  • Nella terza e ultima parte Pollan s’immerge nella ricerca del cibo in prima persona, attraverso la caccia e la raccolta di funghi e altri alimenti vegetali spontanei o quasi.

Sì, attraverso la caccia e la macellazione in prima persona, Pollan non era e non diventerà né vegano né vegetariano.

Ognuno di questi tre percorsi è dedicato a un’analisi approfondita della rispettiva catena alimentare, seguendo il cibo dal suo principio – ancor prima del seme, partendo addirittura dal sole – fino al piatto. Il livello di dettaglio è straordinario, frutto dell’esperienza diretta dell’autore, che ha visitato personalmente le diverse realtà coinvolte. L’unico limite è rappresentato dall’impossibilità di assistere ad alcune fasi di trasformazione del cibo industriale, celate al pubblico per non meglio precisati “motivi di sicurezza”, come ad esempio quando gli viene impedito l’accesso ai macelli del governo o ad alcuni capannoni di allevamento intensivo.

Non le risposte, ma le domande

La scrittura non risulta mai né noiosa né pesante per il lettore, grazie a uno stile di scrittura coinvolgente e accattivante, capace di trasformare un argomento complesso e potenzialmente ostico in una narrazione avvincente.

Spesso si dice che molto più importante di trovare le risposte, è farsi le domande giuste; ebbene, oltre al contenuto nozionistico del libro, già di per sé prezioso, Pollan è capace di offrire al lettore una serie di riflessioni autentiche sul significato del cibo oltre che sul rapporto tra uomo e Natura; ho per esempio molto apprezzato le pagine dedicate alla scelta vegana, che l’autore affronta con un perfetto equilibrio tra delicatezza e pragmatismo, offrendo quello che è probabilmente lo stato dell’arte filosofico di entrambi i punti di vista.

È peraltro in grado di farlo con grande umiltà, evitando al lettore di sentirsi schiacciato da un approccio moraleggiante o accusatorio. Pollan non pretende di avere tutte le risposte, ma piuttosto invitandoti a unirsi a lui in un percorso di scoperta e di riflessione.

Tutto il libro poggia su aneddoti, interviste, riflessioni personali e una giusta spruzzata d’ironia, che nell’insieme contribuiscono a mantenere sempre alta l’attenzione del lettore, non annoiando praticamente mai, grazie anche a uno stile intimo ed estremamente accessibile.

Fatti un favore..

Credimi, fatti un favore e leggi il libro; non è detto che ti spinga a cambiare abitudini, ma ti garantisco che non guarderai mai più il contenuto del tuo piatto allo stesso modo, perché qualunque sia il punto in cui ti trovi nel tuo percorso di consapevolezza alimentare, sarà inevitabile mettere in discussione alcune tue scelte.

Questa capacità di stimolare il pensiero critico senza imporre un punto di vista precostituito è forse uno dei maggiori punti di forza del libro. Pollan ci invita a guardare oltre le semplici dicotomie di “buono” o “cattivo”, “giusto” o “sbagliato”, per abbracciare invece la complessità e le sfumature del nostro rapporto con il cibo. Ci incoraggia a fare domande, a cercare risposte e a prendere decisioni consapevoli, personali, possibilmente senza mai perdere di vista la razionalità, il rispetto per l’ambiente, per gli animali e finanche per noi stessi, in quanto consumatori in un ecosistema interconnesso.

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